Giorgio Vizzardelli

Case Facts
Gender
male
Country
Location
Date of birth
Characteristics
murder-suicide, serial rapist
Victim profile
Method of murder
Date(s) of murder
Years active
Date of arrest
Status

Graziato dal Presidente della Repubblica il 7 luglio 1968; suicida il 12 agosto 1973

Case Summary

Background

Giorgio Vizzardelli, più noto come il killer di Sarzana, nacque nel 1922 a Francavilla al Mare. Era il figlio di Guido Vizzardelli, direttore del Registro di Sarzana.

Da bambino sopravvisse ad un forte terremoto e ne rimase scioccato, accuserà per tutta la vita un mal di testa cronico. Le sue passioni furono la distillazione dei liquori e le armi da fuoco; il suo mito fu Al Capone. Colpì la sua prima volta giovanissimo, a soli 14 anni, quando uccise Don Umberto Bernardelli, rettore del collegio Casa delle Missioni, dove frequentava la scuola di avviamento.

The offence

Omicidio di Don Umberto Bernardelli (4 gennaio 1937)

La sera del 4 gennaio 1937, Don Umberto Bernardelli si stava occupando delle pratiche in biblioteca nel suo ufficio. Si presentò davanti alla scrivania un uomo mascherato con un cappellaccio calcato in testa, una sciarpa di lana a coprire tutto il volto e una rivoltella nella mano destra.

Don Umberto consegnò 50 mila lire a quello che sembrava un rapinatore, ma l’uomo gli sparò tre colpi in pieno petto senza dire una parola. Due collegiali quindicenni che si trovavano in un corridoio vicino accorsero e l’assassino sparò contro di loro. Leonardo Bassano fu colpito in maniera non mortale a un fianco, mentre Alfredo Collini rimase incolume.

L’uomo proseguì la fuga fino alla portineria, dove sedeva Don Andrea Bruno, il guardiano del collegio.

Omicidio di Frate Andrea Bruno / Don Andrea Bruno

Don Andrea Bruno urlò: “Disgraziato, che cosa hai fatto?”, prima di essere colpito e accasciarsi a terra da due pallottole.

Prima del trasporto in ospedale, durante il quale spirerà, Don Andrea Bruno spiegò di aver riconosciuto il criminale, ma disse di non ricordarne il nome.

Tentato omicidio di Leonardo Bassano e presenza di Alfredo Collini

Durante l’aggressione a Don Umberto Bernardelli, Leonardo Bassano fu colpito a un fianco in modo non mortale, mentre Alfredo Collini rimase incolume.

Omicidio di Vincenzo Montepagani (accusa e assoluzione)

Gli inquirenti accusarono ufficialmente Vincenzo Montepagani del duplice omicidio. Secondo le ricostruzioni, Vincenzo Montepagani era uno studente d’ingegneria ventiquattrenne che la sera del delitto era in compagnia della vittima assieme a don Andolfatto, parroco di Castelnuovo Piano.

Vincenzo Montepagani fu processato dopo diciotto mesi di detenzione. Alcuni testimoni comparvero a suo favore e l’accusa non riuscì a provare la colpevolezza; fu pienamente assolto dopo una lunga camera di consiglio.

Benito Mussolini lo risarcì consegnandogli personalmente un assegno da venticinquemila lire.

Ritrovamento di due cadaveri a Ghiaia di Falcinello (2 agosto 1938)

Il 2 agosto 1938, alle porte di Sarzana, a Ghiaia di Falcinello, nelle prime luci dell’alba, furono trovati due cadaveri in un torrente: Livio Delfini, barbiere di 20 anni, e il tassista Bruno Veneziani, 35 anni. Entrambi erano stati uccisi con armi da fuoco diverse: una calibro 9 e una calibro 7,65 (altrove nel testo indicata come calibro 6,5).

Investigation

Il commissario Paolo Cozzi seguì le indagini e fu sottoposto a minacce di trasferimento. Il testo riferisce che Mussolini convocò il capo della polizia e indicò di voler risultati immediati, “a costo di fare arrivare segugi specializzati da Palermo”.

Il caso del duplice omicidio fu collegato dagli investigatori a quello dei due sacerdoti al collegio, ma senza risultati concreti.

Arrest

Omicidio di Giuseppe Bernardini (29 dicembre 1938)

Il 29 dicembre 1938 fu ritrovato ucciso Giuseppe Bernardini, custode dell’Ufficio del Registro. Giuseppe Bernardini fu ucciso a colpi di accetta. La cassaforte dell’ufficio risultò aperta senza segni di effrazione e mancava la somma di 12.949 lire e 35 centesimi.

Il commissario indagò e concluse che il colpevole doveva essere in possesso delle chiavi dell’edificio. Risultò che le chiavi erano tenute da Guido Vizzardelli, direttore dell’Ufficio Registro, che aveva un figlio 16enne di nome Giorgio.

Dalla ricostruzione, gli inquirenti appresero che alcuni ragazzi del collegio dichiararono che Giorgio aveva mostrato loro tempo prima una scure molto simile a quella usata per uccidere Bernardini.

Confessione di Giorgio William Vizzardelli

Gli inquirenti decisero di interrogare il giovane Giorgio Vizzardelli. Giorgio William Vizzardelli inizialmente negò, poi confessò i delitti.

Il testo riferisce che, nella sua confessione, Vizzardelli spiegò di aver ucciso il custode del Registro perché voleva scappare in America e aveva bisogno di soldi. Confessò anche che il barbiere era un ricattatore e che il tassista era un testimone involontario.

Viene riportata la frase attribuita a Giorgio Vizzardelli: “Don Andrea non lo avrei ucciso se non mi avesse riconosciuto”.

Secondo la confessione riportata nel testo:

  • Vizzardelli avrebbe ucciso Don Umberto Bernardelli per vendicarsi del rimprovero ricevuto per aver bruciato carte geografiche e aver insozzato ritratti del re e del duce.
  • Avrebbe sparato contro chi tentava di ostacolare la sua fuga, incluso Don Andrea Bruno.
  • Avrebbe dato un appuntamento fuori città a Livio Delfini e lo avrebbe ucciso insieme all’ignaro tassista, che lo aveva portato.

Trial

Il processo si aprì il 19 settembre 1940 e il 23 settembre 1940 terminò con una condanna all’ergastolo. Giorgio diventò così il più giovane ergastolano d’Italia.

Sentencing

Condanna all’ergastolo

Giorgio Vizzardelli fu condannato all’ergastolo nel 1940, quando era minorenne. Il testo riferisce che la giovane età gli salvò dalla pena di morte.

Richieste di grazia

Negli anni ’60 fu chiesta la grazia per lui. La grazia fu concessa dal Presidente Saragat.

Appeals

Il testo riferisce che furono fatte domande di grazia a Einaudi, Gronchi e Segni da parte del padre, Guido Vizzardelli.

Outcome

Giorgio Vizzardelli uscì di prigione il 29 luglio 1968, dopo avere scontato 28 anni tra carcere e manicomio. Il 7 luglio 1968 il Presidente della Repubblica lo graziò.

Il 12 agosto 1973 Giorgio Vizzardelli fu trovato morto nella sua abitazione. Il testo descrive che si tagliò la gola e un braccio con un coltello da cucina, lasciandosi morire dissanguato.

La ricostruzione aggiunge che la sera prima avrebbe assistito a un programma sui serial killer.

Il testo riporta che il maresciallo Ciro Intermite scrisse nel suo verbale:

“Prima di uccidersi ebbe un'attenzione per la sorella che adorava. Con lucida pignoleria prese le sue scarpe appoggiate in un angolo del bagno e le appese con una cordicella alla chiave della porta, per evitare che si sporcassero di sangue”.

Timeline

  • 4 gennaio 1937 — Don Umberto Bernardelli fu ucciso nel suo ufficio nel Collegio; Leonardo Bassano fu colpito non mortalmente e Alfredo Collini rimase incolume.
  • 20 agosto 1938 — A Ghiaia Falcinello, alle porte di Sarzana, furono ritrovati Livio Delfini (20 anni) e Bruno Veneziani (35 anni) uccisi con armi da fuoco diverse.
  • 2 agosto 1938 — A Ghiaia di Falcinello furono ritrovati Livio Delfini e Bruno Veneziani.
  • 29 dicembre 1938 — Giuseppe Bernardini (75 anni) fu ucciso all’Ufficio del Registro; la cassaforte risultò aperta senza effrazione e mancava una somma di 12.949 lire e 35 centesimi.
  • 19 settembre 1940 — Si aprì il processo.
  • 23 settembre 1940 — Il processo si concluse con una condanna all’ergastolo.
  • 7 luglio 1968 — Fu concesso il provvedimento di grazia dal Presidente della Repubblica.
  • 29 luglio 1968 — Giorgio Vizzardelli uscì di prigione.
  • 12 agosto 1973 — Giorgio Vizzardelli fu trovato morto nella sua abitazione per suicidio.

Other details

Il testo attribuisce al Presidente Saragat la dichiarazione: “Vizzardelli è socialmente recuperabile”.

Nel testo si descrive che dopo il duplice omicidio dei sacerdoti fu inizialmente arrestato un giovane per l’uccisione di due sacerdoti, ma fu liberato per via di un alibi di ferro. Il testo aggiunge che Mussolini si scusò con lo studente e lo risarcì con 25 mila lire per l’errore.

Il testo riporta anche che, durante la fase successiva ai delitti, il commissario Paolo Cozzi seguì un filone ritenendo che non fosse coinvolta la politica.

Il testo menziona che il numero delle vittime descritte fu cinque, con la possibilità che sarebbero potute essere anche sette. Inoltre vengono menzionati “tre tentati omicidi” e che Vizzardelli uccideva per vendetta o per rivalsa.

Viene indicato che Giorgio Vizzardelli si tolse la vita nella sua abitazione “in casa di una sorella”, a Carrara. Il testo aggiunge che uscì in libertà vigilata sino al 20 luglio 1973, ma che non arrivò a Ferragosto.

Il testo include un riferimento alla presenza di Paolo Bertuccio e una menzione al fatto che “il killer di Sarzana” fosse Paolo Bertuccio Vizzardelli, ma nel contenuto principale il nome trattato è Giorgio Vizzardelli.

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